La designer londinese Isabelle Taylor è da sempre un’appassionata di snorkelling e di immersioni, e da qui è nata la sua idea di creare abiti, e un’intera collezione, non sprecando e riutilizzando la pelle dei pesci
Isabelle, giocando sulle parole anglosassoni, ha dato anche una definizione al suo stile e alla sua originale tecnica produttiva anti-spreco: non più fashion, ma fishion (laddove fish è il termine inglese che traduce l’italiano “pesce”).
Nella sua carriera, Isabelle ha iniziato a recuperare scarti di pesce da una pescheria di Edimburgo, dove studiava, mentre oggi la giovane donna è impegnata con il master creativo del Royal College of Art di Londra, dove ha potuto perfezionare il processo, sviluppando il proprio brand “Skinned Potential”. Isabelle ha appreso le tecniche attraverso ricerche online, utilizzando metodi rudimentali che prevedevano l’utilizzo di olio, tuorlo d’uovo e sapone per piatti per la lavorazione. Con il tempo, ha affinato la tecnica. Oggi lavora principalmente con pelle di salmone, il tipo più facilmente reperibile, e segue in prima persona l’intero processo produttivo, dalla pulizia alla tintura. Ogni capo realizzato con questo materiale richiede tra i 50 e i 60 esemplari e diverse settimane di lavorazione.
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Con il suo brand “Skinned Potential”, Taylor vuole dimostrare che la pelle di pesce ha un enorme potenziale nella moda sostenibile, e quindi non va sprecata. Oltre a essere nove volte più resistente della pelle bovina, come spiega lei stessa, il suo utilizzo riduce lo spreco e l’impatto ambientale.
Le immagini sono tratte dal profilo Instagram dedicato al progetto
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