Caffè Lavazza contaminato e con cialde di scarto

L’inchiesta shock del programma televisivo Report. Sono scarti che prima venivano venduti per fare concime, e adesso finiscono nelle nostre tazzine. Eppure l’azienda piemontese non fa altro che parlare di sostenibilità..

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Il mondo del caffè, e l’intera filiera made in Italy, è rimasto molto impressionato da una puntata del programma televisivo “Report”, dove si parla di una strana produzione di caffè da parte del brand più famoso del nostro Paese: Lavazza. Grazie al lavoro sul campo, e alla testimonianza di un dipendente, con la voce che lo rende irriconoscibile, dello stabilimento di Gattinara, in provincia di Vercelli, si è scoperto un modo assurdo e rischioso di produrre e confezionare il caffè. In pratica, nel reparto in cui arrivano tutti gli scarti del caffè confezionato, si procede al loro recupero miscelandoli con il caffè che poi finisce sugli scaffali dei supermercati, e da qui nelle nostre case. Privo di tutte le sue qualità organolettiche, il caffè di Lavazza diventa così contaminato e privo di gusto.

Per dare un’idea della gravità di questa vicenda, il giornalista Bernardo Iovene, autore dell’inchiesta di Report, ha scoperto che il macinato di scarto – contenuto in capsule danneggiate, difettose o usate addirittura per i controlli interni , che andrebbero assolutamente buttate – viene lavorato tramite una serie di macchinari e poi finisce diluito nei pacchetti da 250 grammi mentre prima gli stessi scarti erano venduti a una azienda che produceva concime.

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