FRANCO MANDELLI
Franco Mandelli non è stato solo un grande medico e un grande uomo. Ha speso tutta la sua vita, e non ha sprecato nulla, per combattere terribili malattie del sangue, considerate prima di lui del tutto incurabili. Parliamo di leucemia, linfomi e mieloma: patologie che spesso colpiscono i bambini. «Dovremo sempre fare i conti con queste malattie, ma sappiamo che si può guarire….>> diceva l’ematologo, nato a Bergamo nel 1931. E i suoi protocolli di cura sono stati utilizzati in tutto il mondo.
FRANCO MANDELLI CURA LEUCEMIA LINFOMI E MIELOMA
Prima di Mandelli, l’ematologia registrava grandi sconfitte. E si moriva senza tentare nulla che potesse mettere un argine al depauperamento mortale dei globuli bianchi. Con lui è cambiato tutto e oggi la leucemia acuta è guaribile in 8 casi su 10. L’innovazione scientifica più importante ha riguardato il modo di aggredire le cellule con una chemioterapia molto efficace, una terapia «taglia-globuli bianchi» che li faceva sparire dal midollo, sia i buoni sia i cattivi.
FRANCO MANDELLI AIL
Ma il nome di Mandelli, che riuscì a creare al Policlinico di Roma un reparto modello di Ematologia, resterà sempre legato a due attività, entrambe decisive in questa battaglia così delicata dell’uomo contro il male. La prima è l’invenzione dell’Ail, una macchina capillare, presente in ogni provincia italiana, con case alloggio che consentono ai genitori di stare accanto ai piccoli anche durante le cure. Una vicinanza che fa molto bene ai piccoli malati e contribuisce, talvolta in modo determinante, alla loro guarigione.
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FRANCO MANDELLI DONAZIONI SANGUE IN ITALIA
La seconda invece, grazie anche alle straordinarie capacità di comunicatore di Mandelli, è stata la trasformazione del gesto di donare il sangue, in un atto condiviso e collettivo. Popolarissimo. Se oggi in Italia abbiamo circa 1 milione 500mila donatori di sangue volontari, e si verifica una donazione ogni dieci secondi, lo dobbiamo a lui, al sorridente e generoso professore di Bergamo. Mandelli sosteneva che la medicina è sempre un lavoro di squadra, che deve aprirsi all’esterno e coinvolgere i cittadini, ed era consapevole fino in fondo di quanto ciascuna donazione, una per una, potesse servire a salvare, da sola, una vita umana. E per questo è riuscito a trasformare gli italiani in un popolo di attivi donatori.
(Fonte immagine di copertina: Ail – Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma Onlus)
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